Parlamento Europeo su Servizio Volontario Europeo

La recente Risoluzione adottata lo scorso 28 ottobre 2016 dal Parlamento Europeo relativa al Servizio Volontario Europeo promette bene. In effetti fornisce indicazioni precise agli Stati Membri circa la necessità di implementare e stimolare maggiormente attività di volontariato internazionale perché producono un impatto positivo sui giovani, sulla società civile e sulle comunità locali. 

Peccato che il Servizio Volontario Europeo, seppure abbia coinvolto in Europa 100.000 giovani in 20 anni, rimane un programma di estrema nicchia. Infatti rappresenta nei numeri una percentuale infinitesimale rispetto alla popolazione giovanile. Basti pensare che dall’Italia verso l’estero non partono più di 500 giovani all’anno e ne arrivano dall’estero altrettanti. Considerando che la popolazione giovanile in Italia nella fascia di età prevista per lo SVE (18-29 anni) è di 7.514.146 (dati Istat 2011), la domanda sorge spontanea: di che stiamo parlando? Stiamo parlando dello 0,0067%? 

Credo che un ripensamento più generale di questo programma sia estremamente necessario e vada molto al di là di semplici raccomandazioni agli Stati Membri. Purtroppo, a mio avviso, anche questa Risoluzione nasconde un problema concettuale e culturale che descrive una visione europea frammentata, dove l’implementazione delle politiche europee è sempre più demandata agli Stati Membri. Questo atteggiamento produce i presupposti che ci hanno portato al punto in cui ci troviamo: l’Unione Europea è vista come un problema ed una entità “altra”, anziché rappresentare una risorsa ed un’opportunità. 

Queste dinamiche spingono gli Stati Membri a creare parvenze di adempimento come è successo con il Decreto Legislativo, n. 154 del 10 Agosto 2007.

Una questione che ci trasciniamo dal 2007 quando la Commissione Europea, in relazione ai programmi europei di mobilità per i Giovani (Gioventù in Azione) obbligò attraverso una direttiva (2004/114/CE) le Autorità Nazionali a dotarsi di una normativa per l’emissione di Visti per soggiorni di Volontariato al fine di consentire a giovani europei ed extra-europei di partecipare senza ostacoli ai progetti promossi dall’Unione Europea come il Servizio Volontario Europeo.

Nel 2007, anche l’Italia, approvò (insieme alla istituzione dell’Agenzia Nazionale per i Giovani come entità di diritto pubblico esterna al ministero di riferimento) un Decreto Legislativo, il n. 154 del 10 Agosto 2007 che sanciva l’istituzione del visto d’ingresso e soggiorno per motivi di Volontariato al fine di consentire il soggiorno in Italia di giovani che partecipassero a progetti di volontariato internazionale.

All’epoca facemmo (noi organizzazioni interessate) rilevare al Dipartimento per la Gioventù, ancora collocato presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, alcuni errori ed incongruenze nel testo legislativo legate sia ai limiti di età indicati sia alle modalità di accesso per la richiesta dei visti ma non ci fu nessun riscontro concreto.

Dopo 10 anni possiamo dire che la cosa più incredibile di questo DL è data dal fatto che, ancora oggi, sia impossibile utilizzarlo perché non sono mai stati emessi i relativi Decreti Attuativi che avrebbero dovuto sancire le quote d’ingresso dei volontari. Così per lo meno ci è stato spiegato dalle diverse Prefetture interpellate (Torino e Roma). Le Prefetture sono quindi impossibilitate a trasmettere i “Nulla Osta” alle rispettive Ambasciate di riferimento dei volontari per il rilascio del visto. 

In conclusione, questa Risoluzione ci fa prendere atto dell’importanza educativa di programmi di questo genere ma non può rimanere fine a se stessa e perdersi quindi nel nulla.

Investire sul futuro dei nostri giovani oggi e l’unica speranza che ci garantisce un futuro migliore domani. 

Massimiliano Viatore
(Presidente)

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