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Federica Morra. Abito a
Novara e ho svolto il mio S.V.E. in Montenegro per la durata di nove mesi
(Marzo-Dicembre2005).
Oggi è il primo giorno di
primavera, 21 marzo 2006, ma sono anche tre mesi che sono tornata a casa dalla
mia esperienza di volontariato a Podgorica, capitale del Montenegro. Mi sembra
un’eternità che sono a casa, un’eternità che ho vissuto questa avventura.
Sono partita con poche
aspettative e con una valigia piena di energia, entusiasmo e voglia di essere
utile (questa era una delle poche aspettative!). L’impatto è stato forte. Mi è
sembrato di fare un tuffo indietro di 50 anni, in un documentario di Cecchi
Paone sul comunismo, con la differenza che nel mio documentario c’era anche un
Irish pub!
Ho modificato le mie
abitudini, ho imparato di nuovo ad attraversare la strada (i semafori spesso
sono luci insignificanti ;-/ ), ho imparato, ridendo di me stessa, la lingua
locale. Ho imparato ad accettare di non capire il loro forte umorismo,
accettando cioè le numerose figuracce perché spesso ero io ad essere presa in
giro…senza averlo capito!.
Ho conosciute molte persone
meravigliose che mi hanno insegnato molto, nel bene e nel male.
Sì, il MIO S.V.E. è
stato un turbinio di emozioni intense. La gioia e la grinta di organizzare e
attuare dei campi estivi per i giovani (è stato il mio lavoro per i primi sei
mesi del mio servizio), la stanchezza dopo la fine dei campi. L’allegria nel
conoscere tante persone e di confrontarsi su diversi temi. La meraviglia di
vedere l’amore del popolo montenegrino nei confronti dell’Italia, scoprendo
paesaggi e tradizioni incredibili nel loro piccolo Paese e meravigliandomi a mia
volta!
E poi anche la rabbia per
non poter fare di più, per dovermi inventare qualcosa per sentirmi occupata,
impegnata, scoprendo altre mie qualità e scoprendo quanto in realtà sono stata
utile e quanto ho reso speciale la mia presenza solo essendo me stessa.
E poi la malinconia, non
per la pasta, ma per la mia realtà famigliare, amicale, cittadina, quando ero
ormai a un passo dal rientro, mista, però, alla tristezza di lasciare la MIA
Podgorica, i MIEI amici montenegrini, il MIO burek (fantastica specialità
locale).
Al rientro tutto sembrava avere un sapore più intenso, e dopo i primi
festeggiamenti di “bentornata” mi sono trovata a vedere le foto con gli amici e
a spiegare loro quanto sia normale prendere un autobus con le porte…sempre
aperte, tornare a casa tardi la sera e trovare ancora tanti piccoli negozietti,
che vendono di tutto, ancora aperti con la signora che ti fa assaggiare la
frutta per convincerti a comprarla. Normale, sì normale, come essere invitata a
prendere un caffè da una signora che hai appena incontrato al parco e che con un
grande sorriso ti invita nella sua casa e diventa la tua seconda famiglia… senza
accorgertene.
Il segreto di questo
programma è viverlo a pieno in tutti i suoi aspetti, positivi e negativi.
Viverlo così come siete, dando sempre il massimo e non rinunciando mai a
sfidarvi, a mettervi in gioco. Questa è la chiave imparare, adattarsi, aiutando
gli altri per crescere anche voi, per capire che il mondo, le persone, il cibo,
non sono solo come li avete sempre visti, non sono bianchi o neri ma hanno mille
sfumature che se le cogliete, avete colto l’essenza di questo vostro viaggio, di
questa vostra esperienza.
Non dimenticatevi di essere
curiosi e di voler conoscere la LORO cultura, la LORO lingua, le LORO
tradizioni, tuffatevi nella loro realtà e tornerete stanchi (io lo ero) ma
felici perché quello che avrete fatto durante quei mesi vi arricchiranno più di
quanto avreste mai pensato.
Non rinunciate a vivere
questa esperienza, auguro a tutti coloro che intraprenderanno questa
esperienza…buon viaggio. Federica.
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