Gioire delle piccole cose: Volontariato presso Rifugio Re Carlo Alberto

Inserito il 05/01/2016 alle ore 18:12

Ormai è passato qualche anno da quando mi sono iscritta all’Università con indirizzo umanitario. Da quel momento cerco di raccogliere sempre nuove esperienze. Lavorare con altre persone non è facile e lavorare per gli altri ancora di meno. Ma è qualcosa che ci può spingere sempre avanti e far migliorare. Poiché se vogliamo fare bene il nostro lavoro, logicamente la maggior parte di noi deve diventare anche più “buona“. Venire in Italia e lavorare come volontario era ed è ancora per me una grande sfida, non solo per la mia assoluta mancanza di conoscenza della lingua, ma in effetti si trattava di assoluta ignoranza di tutto.

Tutti abbiamo una storia di vita e anche noi interagiamo con le storie di vita degli altri. Molti possono essere convinti che qui al “Rifugio” la vita si è in qualche maniera fermata. Che è troppo triste e che qui non si può trovare niente di interessante. Ma se vi fermerete almeno per un attimo, voi stessi riuscirete a capire che la verità è un po‘ diversa.
Vorrei descrivervi quello che ho trovato e vissuto io…

Gioire delle piccole cose.
Passeggiare nel giardino nelle giornate piene di sole e poter percepire tutta la vita intorno a noi.
Ascoltare il cinguettio degli uccelli.
Vedere i sorrisi e ricambiarli immediatamente. Farsi leggere „Il Piccolo Principe” da una persona molto sensibile.
Fare una gita in città insieme.
Comprare una patata e un sacchetto di mandarini.
Gustare insieme un caffè.
Essere presenti e vedere quanta felicità spontanea può donare un animale.
Organizzare e vivere una giornata insieme ai bambini della scuola materna.
Vedere come un bambino di due anni porge la mano ad un uomo anziano e gli dice grazie.
Essere felici, quando uno sta bene, dopo che è stato molto ammalato.
E piangere quando ci lascia una persona amata e quando sentiamo improvvisamente un vuoto immenso dentro di noi.
Essere abbracciati con sincerità venti volte al giorno.
Ballare con la musica e anche senza di essa.
Cantare anche quando non si conoscono le parole.
Ricordare tutti i bei posti che abbiamo visitato.

Fare insieme una torta.
Ricordare ai pazienti che quella torta fantastica e buonissima l’hanno fatta proprio loro, anche se lo dovessi fare per cento volte.
Perché bisogna ricordare sempre delle cose belle, come il fatto che sono sempre loro, che sono utili e capaci di donare gioia.

Raccogliamo i pezzettini della loro storia di vita e li mettiamo assieme.
E anche se non possiamo e nemmeno vogliamo parlare per conto loro, spesso però li possiamo aiutare in modo tale che la loro voce sia udibile anche senza parole.
Non sappiamo fare le magie, ma spesso sappiamo creare un sorriso.
E forse alla fine sono più importanti proprio le cose piccolissime.
senza le quali la parola „umano“ perderebbe il senso.

(Jana Holčapková, volontaria presso il Rifugio Re Carlo Alberto)