Intervista a Greta Programma di Volontariato in Uk under 18

Inserito il 02/08/2016 alle ore 11:54

In questa intervista vi presentiamo Greta Chiastra, una giovane volontaria che ha partecipato al programma di volontariato di tre settimane nel luglio del 2016, a Malvern, in Inghilterra, svolgendo le sue attività in un Charity Shop. 

 

Quali sono le motivazioni che ti hanno spinto a vivere questa esperienza?

Innanzitutto, non è la prima volta che vado in Inghilterra, ci sono già stata quasi tutte le estati da quando avevo l'età di undici anni e quindi sono abituata ad avere esperienze di corsi di lingua all’estero. Quest'anno però non avevo più voglia e bisogno di frequentare lezioni, quindi un pomeriggio ho deciso di cercare un qualcosa sul volontariato. Su internet ho trovato AFSAI che mi ha dato esattamente tutto quello che cercavo. La motivazione principale è stata quella di non dover più imparare l'inglese, bensì viverlo nella quotidianità, e poi avevo voglia di fare qualcosa completamente da sola con me stessa. Partire senza nessun appoggio, senza amici. Alla fine, devo dire, che si è rivelata un'esperienza meravigliosa.

 

Mi descriveresti le attività che hai svolto nella tua esperienza in Inghilterra?

Ho svolto attività di volontariato in un negozio di beneficenza, dove il ricavato è devoluto ad associazioni che lavorano per i gatti abbandonati o in difficoltà. Alla fine era un negozio molto ampio, c'erano i vestiti, dvd e libri. Il lavoro era vario, si poteva mettere in ordine il negozio, sistemare i vestiti, ordinarli secondo le taglie, i colori, poiché la struttura era divisa in sezioni. Invece nel retro c'era tutto quel lavoro che sta alla base: selezionare le donazioni e valutare cosa poteva essere messo in vendita. Oltre a questo, una parte delle donazioni potevano essere vendute o riciclate, quindi il negozio aveva un guadagno anche da questo. Un'altra attività è stata anche quella di pulizia del negozio, e infine mi hanno anche insegnato il ruolo della cassiera: davo il resto, facevo pagare con la carta di credito, emettevo lo scontrino.

 

Quindi, tutto quello che ti hanno insegnato, ti rimane oggi come bagaglio di conoscenze pratiche?

Certo, assolutamente. La gran parte dell'esperienza è quello di capire come lavorare in un vero e proprio negozio. Fare cassa, pulirlo, mettere in ordine le taglie. Quindi una vera esperienza che va a toccare non solo la lingua inglese, ma anche la pratica.

 

Avresti dei consigli da dare ai ragazzi che vorrebbero intraprendere la tua esperienza?

Il mio consiglio è quello di non partire prevenuti su questo tipo di esperienza, non partire spaventati, perché alla fine è tutto meraviglioso dall'inizio alla fine. Non c'è nulla che ti può andare storto.

Le tre settimane che si vivono sono tutte piene, sopratutto di lavoro, ma si conoscono molte persone. Quindi il mio consiglio è semplicemente di non partire con nessun pregiudizio, ma di avere curiosità e voglia di mettersi in gioco. Queste, per me, sono le due caratteristiche che bisogna avere prima di partire.

 

Ti reputi soddisfatta dell'esperienza che hai vissuto?

Assolutamente soddisfatta. L'esperienza è stata perfetta, alla fine mi sono trovata benissimo ogni singolo giorno delle tre settimane. Anzi rientrare in Italia è stato molto triste. Mi sono trovata veramente benissimo sia in famiglia, che al lavoro.

In famiglia ho vissuto con una donna meravigliosa, abbiamo legato tanto, simpaticissima e carinissima. Nel posto di lavoro, invece, ho conosciuto dai dieci ai venti volontari, tutte persone di età diverse, però ognuna di loro ha speso del tempo con me.

Non potevo essere più soddisfatta di così per questa esperienza.

 

Di Daniele Giacinti e Claudia Polesi (PolicyLab)