L'esperienza SVE di Virginia in Italia

Inserito il 16/10/2017 alle ore 10:38

Come uscire dalla zona confort e non morire nel frattempo.

Ciao a tutti. Il mio nome è Virginia e sono spagnola. Otto mesi fa ho lasciato la bolla in cui ho vissuto tutta la mia vita e mi sono gettata nell´universo Erasmus. Non sapevo come funzionasse o che cosa avesse il destino per me, ma la mia zona di confort senza un lavoro costante mi ha spinto alla mia seconda casa.

SVE, che cos’è? Mi è stato chiesto e ancora mi chiedono molte persone. Secondo me è il modo più completo di conoscere un paese, una cultura e una lingua diversa. È anche imparare una professione dal tuo ruolo di volontario (se hai l’opportunità). È un’esplosione, un cambiamento in te. Non sarai mai la persona che sei stata prima di arrivare.

Il mio SVE è stato iniziato a febbraio. Io volevo vivere in Italia perchè ero appassionata di questo paese, la Cittá Eterna tirava fuori il meglio di me e volevo imparare a fare una vera pasta. Sono stata mandata all’angolo più isolato di tutto il nordest. Un piccolo (piccolo piccolo) paesino chiamato Reana del Rojale, in provincia di Udine. Il mio lavoro sarebbe stato quello di servire come volontaria per un'associazione di disabili. Io sono educatrice sociale di professione e vocazione, ma non avevo mai avuto il coraggio di lavorare con i disabili. Quindi questa esperienza sarebbe stata una sfida, ma anche sentivo che era il momento di fare tutto quello che non avevo mai fatto.

Non so perchè, (suppongo per la solitudine e la pioggia costante), ma quando sono arrivata ho capito che volevo partire. Sentii che avevo preso una decisione sbagliata, che quel posto non era quello che mi aspettavo. Ma poco dopo cominciarono i viaggi, i nuovi amici, l’apprendimento della lingua, le competenze nel lavoro… e l’amore.

Ora sono una persona completamente diversa da quando sono arrivata. Ho imparato ad essere  una persona migliore, ad avere pazienza ed a rispetare il ritmo della vita di persone che non vanno al tuo ritmo. Mi sono integrata in una comunità di persone con diverse difficoltà in un modo cosí bello che non so cosa possa acadere quando arriva il momento dell’ addio. Non è un lavoro facile, a volte ho anche desiderato sfuggire, ma i loro sorrisi staranno sempre con me.

Ho conosciuto persone meravigliose, ho passeggiato per città e paesi con un fascino subreale, ho mangiato pasta e pizza come mai prima nella mia vita. Mi è mancato ogni angolo e ogni persona che abita a casa mia in Spagna, la mia famiglia; ma qui ho anche amato come mai prima. E so che la mia sperienza sarebbe completamente diversa se non avesse trovato la persona che oggi cammina al mio fianco.

I miei giorni qua sono quasi finiti. In poco più di venti giorni il mio volo parte verso la Spagna, e non so cosa sento, perche non so cosa succederà da ora in poi. Quello che so è tutto ciò che è stato il mio servizio di volontariato europeo: la tappa più bella  che ho mai vissuto e mai vivrò, sia per l’apprendimento a livello personale e professionale, sia per l’opportunità di conoscere un paese di cui ero appasionata, una lingua che volevo imparare ed avere un amore che avevo bisogno nella mia vita.

Grazie a “Insieme si può” per lasciarmi entrare nelle vostre vite, ad Aurora per tutto il sostegno ed un eterno ringraziamento  all’Italia per cambiare la mia vita nel modo migliore.

C’è una tappa che ormai è quasi finita, ma c’è un’altra che è proprio dietro l’angolo: tornare a casa, ma non da sola.

Italia, te ne devo una.

Virgia Galvez Dominguez (SVE presso Associazione Insieme si Può 2017)