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Maria C. La Piana,  Messico

Deborah e Massimo, Tanzania

Victor Laforgia, Mozambico

Davide Carnemolla, Bolivia


 

 

 

MARIA C. LA PIANA

Messico,

Aprile - Giugno 2010

 

Il tempo vola, ormai sono a metà viaggio. Qui va tutto benissimo, lo spagnolo va molto meglio, la cucina messicana anche =) 
C'è una sensibilità verso l'ambiente e lo sviluppo sostenibile talmente forte che tutti in Europa dovrebbero venire a lavorare qui, almeno per un mese. Avremmo da imparare un sacco di cose. Approfitto per ringraziarvi per l'opportunità che mi avete offerto, per avermi messo in contatto con questa realtà, per avermi aperto le porte di questa esperienza meravigliosa. Lavorare coi bambini è assolutamente stimolante, con i volontari che mi accompagnano, poi, lo è ancora di più. Facciamo educazione ambientale, dall'importanza della raccolta differenziata all'evitare di sprecare l'acqua, dalla sensibilizzazione ai principali problemi ambientali come il riscaldamento globale, al rispetto per tutto quello che "vive". E lo facciamo giocando e cantando. Ho già lavorato coi bambini in Italia ma l'allegria, la dedizione e l'attitudine che ci mettono i ragazzi di qui sono assolutamente uniche.
Nel fine settimana, per quel che è possibile date le distanze in Messico, cerco di viaggiare, anche perchè gli altri volontari sono talmente disponibili che cercano di farmi girare il più possibile. Senza di loro non sarebbe sicuramente lo stesso. Già so che lascerò un pezzo di cuore qui, la gentilezza di queste persone è unica.
Spero di sentirvi presto! Un abbraccio,
Maria C.

 

 

 

 

DEBORAH e MASSIMO

Tanzania, Ilula

Marzo 2010

Ilula Orphan Program

 

Come prevedibile, è semplicemente impossibile descrivere che cosa per noi ha significato cercare, trovare e partecipare a questa esperienza, così come è impossibile sapere come questa esperienza cambierà la nostra vita.

Ciò che è certo, è che la cambierà, anzi, l’ha già cambiata…

Diremo anzitutto che ciò che ci ha convinto a scegliere Ilula e la Tanzania, oltre ad una personale preferenza per l’Africa,  è stato il progetto in sé, quello dell’Ilula Orphan Program (IOP), improntato sulla collaborazione con la società civile locale, per una crescita consapevole ed “autogestita” della popolazione.

Non cercavamo un turismo responsabile, né un’improbabile esperienza misticheggiante: eravamo spinti dalla volontà di conoscere e comprendere la realtà dei paesi in via di sviluppo per contribuire in qualche modo alla loro crescita, prendendo parte a qualcosa che durasse “oltre noi”, cioè un progetto continuativo nel tempo. In questa scelta sappiamo oggi di non avere sbagliato.

La Tanzania ci ha accolto con un caldo “tropicale” e piogge torrenziali, in tutta la rigogliosità della stagione umida: paesaggi ondulati, che spaziano dalle pianure di Dar alle montagne Udzungwa, colline ricoperte di foreste che, ci racconteranno, diventano completamente gialle nella stagione secca, da giugno a settembre.

Ma ben presto avremmo capito che qui le stagioni non incidono solo sull’abbigliamento delle persone: le stagioni fanno la differenza tra avere o no l’acqua, tra poter fare o no una certa attività, tra poter percorrere o no una certa strada…

Dall’alto del  pullman sgangherato che ci portava da Dar a Ilula osservavamo i villaggi poveri e colorati e la gente per le strade, assorta nelle attività di tutti i giorni: era come guardare un mondo alieno e incomprensibile, essere spettatore di un documentario visto tante volte in tv…questa volta tridimensionale.

Come descrivere quello che provammo quando, dopo poche ore, noi stessi eravamo parte di quel paesaggio e camminavamo su quelle stesse strade in mezzo alla gente, mentre i pullman passavano veloci accanto a noi sulla statale?

Nelle tre settimane seguenti avremmo conosciuto molte di quelle persone, avremmo lavorato con loro, parlato e mangiato alla loro tavola, visitato le loro case, condiviso i loro problemi.

Fortunatamente la Tanzania non ha conosciuto guerre da molti decenni e le diverse tribù convivono assolutamente avulse da ogni problema di confronto etnico e religioso (in tema di tolleranza noi occidentali abbiamo veramente molto da imparare da loro!)

Ma avremmo ben presto constatato che la povertà e le difficoltà di questo paese sono di gran lunga superiori a quelle che erano le nostre aspettative, e che, soprattutto nelle zone rurali, le persone vivono normalmente in case di fango, senza acqua potabile, senza corrente elettrica. Le loro case sono completamente disadorne, non ci sono arredi, né finestre, né pavimenti; non hanno suppellettili né utensili, né quasi nulla di tutto ciò che noi riteniamo indispensabile in una casa.

Non ci sono bagni né fognature, ma solo latrine all’aperto, e il rischio di colera e di altre malattie è sempre molto elevato (teniamo conto che il solo ward di Ilula conta circa 30.000 abitanti).

Le persone si cibano quasi unicamente di fagioli e ugali (una polenta ottenuta dal mais) e, se è vero che non abbiamo visto casi di eclatante malnutrizione, è altrettanto vero che la povertà della loro alimentazione pregiudica spesso anche il corretto risultato delle cure mediche (in particolare dei farmaci antriretrovirali contro l’HIV).

Già, l’HIV…perché se in Tanzania la percentuale di sieropositivi ha raggiunto nel 2007 il 6,2% (uno dei più elevati dell’Africa, ma alcuni stati arrivano anche oltre il 20%) qui a Ilula si parla del 30% di persone infette.

E quindi, nella generale tragedia che vive questo continente, si aggiunge il dramma degli orfani, che rappresenta ormai in molte zone una piaga sociale insostenibile.

Il problema HIV, infatti, non resta confinato tra gli adulti infetti, ma crea nuove generazioni di bambini già malati, che genereranno nuove generazioni malate che saranno nuovi probabili orfani, e così via, in circolo vizioso senza apparenti vie d’uscita…

Non stupirà quindi che le attività dell’ONG che ci ha ospitato sono partite proprio dal prendersi cura degli orfani.

Chi deciderà, come noi, di partire per Ilula, avrà l’onore e il piacere di vivere nel Centro che ospita, oggi, circa 30 ragazze orfane, condividendo con loro la quotidianità, e potrà partecipare alle molte interessanti iniziative che da qui prendono vita con l’intento di supportare la popolazione, creare occasioni per sviluppare l’economia locale ed elevare il livello di istruzione e di consapevolezza delle persone.

Non sapremmo raccontare se sia stato più emozionante ed arricchente partecipare ad un incontro del Vicoba (Village Comunity Bank) o aiutare Anastasia a testare l’HIV nel piccolo villaggio di Itungi, se lavorare al cantiere della nuova High School spalando e trasportando secchi di terra o visitare le foster families per verificare le condizioni degli orfani loro affidati.

Al tempo stesso non pensate di poter fare chissà cosa (ce n’è da osservare e imparare prima di cominciare ad essere utili!) e non demoralizzatevi se il fuoristrada con il quale avreste dovuto partire alle dieci del mattino si presenta alle quattro del pomeriggio, se la pompa dell’acqua del pozzo curiosamente non funziona e la doccia dovete farla con i secchi (autentico bene di lusso da tenersi ben stretto, se ne trovate uno!), se di notte un allarme difettoso vi sveglia di soprassalto, se il pullman si guasta e vi lascia a piedi a metà percorso o se i computer dell’aeroporto saltano e il pilota è costretto a decollare con i dati di volo scritti a mano…

Ilula e la Tanzania si faranno perdonare offrendovi paesaggi mozzafiato, gente semplice e sincera sempre pronta ad un festoso “habari” e ad una calorosa stretta di mano, frutta e verdura squisite, un clima strepitoso (almeno per chi come noi ama il caldo) e un cielo stellato che a raccontarlo non vi crederà nessuno…

Ma soprattutto tornerete più ricchi, di una ricchezza che forse nessuno vedrà. Vi ritroverete a pensare ai vostri nuovi amici lontani e a voler fare qualcosa di concreto per loro. Quasi più nessuno dei vostri gesti quotidiani avrà lo stesso significato e la vostra mente vi ricondurrà a Ilula e all’’Africa, a quella serena semplicità e a quella infinita povertà…

...e soprattutto vorrete tornare!

 

VICTOR LAFORGIA
Mozambico, Maputo
Marzo - Maggio 2008
ONG “INFANTARIO da MATOLA”

"Dimenticare il proprio passato è come ignorare la propria stessa vita".
Trovandomi alla fine di un'esperienza favolosa, sento il bisogno di condividere qualche pensiero su quello che è stato per me vivere 4 mesi
in un paese fantastico come il Mozambico.
Sono arrivato qui pieno di aspettative, di pensieri, di buoni propositi per poter riuscire a lasciare qualcosa, dare un po' più di senso a questa mia vita, che come accade spesso da noi, ci sfugge, nella frenesia del quotidiano. Ma ovviamente come accade in queste situazioni non sei tu a dare quanto a ricevere!
Il Mozambico, per chi non lo sapesse, è un paese che sta attraversando tanti problemi sociali, ma è molto più della miseria che noi vediamo nelle immagini della televisione o dei giornali. La cordialità delle persone, la cultura ricca, una lunga storia e una natura meravigliosa sono caratteristiche di questo paese...
La guerra, il sottosviluppo, l'analfabetismo, il comunismo, l'impreparazione della classe dirigente in tutti i campi  negli anni che vanno dal 75 al 92, fino agli accordi di Pace firmati a Roma, hanno flagellato questo bellissimo paese.
Ma la gente, i bambini, tutto il popolo non ha mai e non smette mai di sorridere, di combattere per la propria dignità nella speranza di tempi migliori!!
Ovviamente il Mozambico di oggi è molto diverso da quello di 10 15 anni fa! 
E' un paese in lotta per progredire, sia dal punto di vista economico che sociale! Maputo, la capitale, è una città vivissima e c'è tutto quello che ci si può aspettare da una città moderna e nei weekend i suoi locali e le sue spiagge offrono molte occasioni per divertirsi!!
Ma perché proprio in Mozambico?
La mia voglia di venire qui nasce da molto lontano. E' qui che si sono incontrati i miei genitori! E' qui che nasce la storia della mia famiglia, nasce la mia storia!! Mia madre, appena sedicenne, lascia Capo Verde, sua terra natale, e arriva in Mozambico per studiare e prendere il diploma di infermiera. Negli anni 80 arriva a Maputo dove lavora nell'Ospedale Centrale, e nello stesso periodo papà arriva anche lui qui, medico appena specializzato. Qui si incontrano e pochi anni più tardi, dopo tante vicissitudini, si trasferiscono in Italia!
La mia curiosità di conoscere questo paese nasce dai loro racconti di quei tempi e dalla mia voglia di conoscere e vedere quello che in qualche modo hanno visto loro, anche se in condizioni storiche e sociali molto diverse.
Il Mozambico di oggi è un paese pieno di contraddizioni dove molti combattono ogni giorno per sopravvivere ma allo stesso tempo tutti possiedono un cellulare!! Mezzi di trasporto carenti, disoccupazione, mancanza di centri sanitari (in maniera particolare nelle zone lontane dalla città), innalzamento del costo del riso e del miglio (alimenti base nella dieta mozambicana) per non parlare di quello del combustibile, sono tra i problemi più grossi che il governo di questo paese sta affrontando!
I giovani mozambicani stanno provando anche loro a prendere parte allo sviluppo della loro nazione! Nelle scuole, nelle università tanti gruppi giovanili fanno fronte a problemi come l'AIDS, organizzano attività culturali, e anche fuori da queste istituzione si trovano molte organizzazioni di giovani in movimento!! E' una società in movimento! Per non parlare delle ONG che stanno cercando di promuovere e lavorano in molte aree della società come l'aiuto ai ragazzi di strada, educazione civica, promozione del volontariato, ambiente, cultura, ecc.
Ma nonostante tutto, le difficoltà e i problemi, la gente non smette mai di sorridere, di essere allegra e cordiale. E' possibile conversare simpaticamente con chiunque e dovunque! Specialmente qui a Maputo!! La gente è aperta e libera! Noi europei spesso ci nascondiamo dietro le nostre "maschere sociali", siamo costretti a comportarci secondo dei canoni a noi imposti socialmente e le nostre sono relazioni "economiche". Perdiamo di vista il fulcro e ci limitiamo a guardare il contorno, dimenticandoci che davanti a noi prima di tutto c'è un ESSERE UMANO, che ci assomiglia, in tante cose è come noi e in tante altre fortunatamente diverso.
La mia è stata una esperienza grandiosa di UMANITA'!!
I bambini con cui ho lavorato e che mi hanno sopportato per tutti questi 4 mesi sono stati i miei più grandi maestri! Ho avuto la fortuna di lavorare in un centro poco fuori la città che si chiama INFANTARIO da MATOLA, gestito da un gruppo di suore superlavoratrici, che ospitano circa una sessantina di bambini e ragazzi per la maggior parte con deficienze mentali e fisiche! Quasi tutti loro non hanno famiglia. Alcuni sono stati abbandonati alla nascita, altri semplicemente lasciati lì perché le famiglie non erano in condizione di sostenerli, altri ancora hanno storie di violenza e miseria. Per molti di loro quel centro sarà la loro casa per sempre, altri ci vivono da decenni e difficilmente potranno chiamare un altro posto "casa" o potranno godere dell'affetto di una mamma!! Ma la loro vitalità è fuori dal comune!! Creatività, curiosità, affetto e un grande sorriso stampato sulle labbra sono le caratteristiche che li distinguono.
La mia quasi totale inesperienza a trattare con i bambini, specialmente bambini con bisogni particolari, e le mie scarse capacità creative sono state le "qualità" che mi sono portato dietro al mio arrivo. Completamente disorientato!! Sono rimasto praticamente un mese senza sapere cosa fare, senza idee! Mi sono sentito sconfortato, inefficace, inefficiente, completamente inutile!! Come potevo pretendere di cambiare la vita di quei bambini? Ero arrivato pieno di idee, di buoni propositi, dovevo lasciare il segno ma la realtà che mi sono trovato davanti è stata più dura e difficile di quello che mi aspettassi. Come vi sentireste sapendo che quello che fai non cambierà il destino di nessuno di loro? Tu rimani qui 4 mesi, poi torni a casa e ci sono mamma e papà che ti aspettano a braccia aperte, ma per loro è differente. Che senso di impotenza!!
Sono stati loro, i bambini, a prendermi per mano!
Mi sono reso conto, e sono stati loro a farmelo capire, che ognuno di noi, anche nel nostro piccolo, può migliorare la propria vita e quella dell'essere umano che ha di fronte!! A quei bambini per stare bene spesso bastava un sorriso, un abbraccio, una parola di conforto quando erano un po' tristi! C'è chi ha le capacità o il potere di fare grandi cose, di cambiare l'ordine delle cose, e chi ha questo potere ha il DOVERE di cambiarle quando non funzionano!! Ma il mare è fatto di tantissime gocce e ognuno di noi, anche nelle piccole cose, può fare dei cambiamenti! Io mi sono sentito una piccola goccia in questo grande mare!! Ed è stata una delle sensazioni più gratificanti che io abbia mai sentito!! Mi sono sentito vivo, felice! Quei bambini rimarranno un ricordo indelebile nel mio cuore e devo tanto a loro!!
Per poi non parlare di tutto il resto!!!
In Mozambico si vive la notte!! E io da buon "notturno" nn ho perso occasioni per divertirmi! Locali, discoteche, bar, feste... diciamo che non mi sono fatto mancare niente!! Ma credo che anche questo sia imparare e vivere la cultura di un altro paese!! Ho avuto la possibilità di visitare posti e spiagge di una bellezza e di un silenzio incredibile, dove l'unico "rumore" è il suono della natura, del mare, del vento! Ho ammirato notti stellate di una bellezza allucinante!! Vi giuro mai visto stelle così grandi... uno mi ha detto che cieli così si vedono solo quando sei in pace con te stesso! Ho conosciuto tante persone speciali che porterò sempre nel cuore e che mi hanno fatto sentire sempre un fratello, un amico, un figlio e che ringrazierò per tutto il resto della mia vita! E ci sono tanti pensieri, sensazioni, emozioni che non riesco a spiegare e non provo neanche a farlo perché voglio custodirle segretamente nel mio cuore, perché fanno parte di me e di nessun altro!!
E' una esperienza che consiglio a chiunque!! Non bisogna assolutamente essere degli eroi, basta solo avere un pochino di coraggio e spirito di adattamento!! Dagli altri si possono imparare tante cose!!
Immagino di avervi già scocciato con questa lunga mail ma per chiudere vorrei ringraziare i miei genitori, per la loro storia bellissima (anche se c'è da dire che non tutte le ciambelle escono col buco) e per avermi sempre dato la forza, l'appoggio e il "coraggio" di fare esperienze grandiose!! GRAZIE DI CUORE! E mi sembra giusto e doveroso ringraziare una persona in particolare che nonostante tutto mi è sempre stata accanto in questi 4 mesi lontano da casa, il mio contatto diretto con l'Italia anche se a migliaia e migliaia di chilometri di distanza: GRAZIE LORENA TI VOGLIO TANTO BENE!!
Per qualsiasi cosa sarà un piacere, se lo vorrete, dirvi molto di più su tutto questo!!
KANIMAMBO
Victor

 

DAVIDE CARNEMOLLA
Bolivia, El Alto
Febbraio - Aprile 2008
ONG “Proyecto de Vida”

Non ho dubbi nell’affermare che la mia esperienza in Bolivia è stata molto positiva.

Sinceramente non è stato facile conciliare le mie ricerche antropologiche con il mio lavoro di volontariato. Vista l’impossibilità di svolgere le due cose contemporaneamente ho preferito dedicarmi per circa due mesi interamente al volontariato per poi trascorrere l’ultimo mese viaggiando e raccogliendo materiale per la mia tesi.

Riguardo la mia attività di volontariato, credo di essermi impegnato abbastanza e, pur riconoscendo alcuni miei errori e mancanze (come un eccessivo “individualismo” nell’organizzare le attività), ho cercato di fare il possibile per aiutare l’ONG per la quale ho lavorato.

A livello personale è stata una splendida esperienza che mi ha permesso di scoprire nuove persone (alcune davvero fantastiche), nuovi stili di vita, nuove tradizioni e usanze, nuovi e bellissimi luoghi ma anche nuove povertà e nuove sofferenze.

Probabilmente tre mesi non sono sufficienti per conoscere bene una cultura o un paese ma sicuramente possono aprire nuovi orizzonti e soprattutto possono servire a mettersi in discussione e a rivedere (e magari smentire) tante certezze e pregiudizi che spesso ci portiamo dietro come una invisibile zavorra.

 

 


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