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LE ESPERIENZE DEI VOLONTARI |
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Fiducia Totale Di Letizia Canu SVE in Gran Bretagna 2000/2001 Se mi dite SVE? Io rispondo Fiducia Totale! Il modo più sicuro di fare un’esperienza all’estero. Però, consigliato solo a chi vuole partire innanzi tutto per fare volontariato: secondo me, può essere emotivamente troppo duro per chi è solo interessato all’imparare una lingua e vivere fuori. Ma se aiutare sinceramente è la vostra intenzione, allora partite subito! Oltre alla foto, aggiungo questo: una volontaria è già venuta a trovarmi, da altre due volontarie sono stata invitata ai loro rispettivi matrimoni, ho alloggio sicuro in varie parti del mondo, ricevo lettere, e-mail e cartoline da molti dei volontari conosciuti. Due delle bambine che ho aiutato mi hanno spedito una cartolina ringraziandomi di tutto: un gesto dal valore inestimabile. Ai colloqui che ho fatto, l’esperienza SVE è la cosa che più colpisce nel mio curriculum. Allora, pronti a partire? In bocca al lupo, Letizia. P.S.: no, l’AFSAI non mi ha pagata! Ah, ah!
Elisabetta Cuccu SVE in Spagna 2000/2001
Alcuni ritengono che il volontariato sia un atto puramente egoistico, poiché è molto più ciò che si riceve rispetto a quanto si da. Niente
è più vero se si parla del Servizio Volontario Europeo e non parlo solo
dell’opera di volontariato che si svolge all’interno del progetto che
sicuramente c’è ed è importante, ma anche delle varie attività che il
progetto stesso mette a disposizione. Tra
le varie attività svolte quella che più mi colpì fu un corso accelerato
di clownerie, dove scoprì che nelle mie vene scorre sangue circense… Per
non parlare poi dell’opportunità di conoscere e confrontarsi con
ragazzi di varie nazionalità (…voglio dire: Ma chi l’aveva mai visto
un islandese!!) ; persone con cui ho condiviso ogni momento della mia
esperienza e che sicuramente stenterò a dimenticare. La cosa più bella è comunque tornare a casa e provare quella strana sensazione, come se tutto fosse cambiato, fino a quando ti accorgi che ad essere cambiato sei solo tu.
Ilario
Marrocco SVE in Finlandia 2001/2002
Vivevamo
al sud della Finlandia e c’incuriosiva tantissimo un ironico modo di
sostenere l’esistenza di Babbo Natale da parte di gente d’ogni età: -
Vive a pochi Km da Rovaniemi, la sua abitazione è posta proprio sul
confine del circolo polare artico, un sacco di persone va a trovarlo! -.
Bene, c’è bastato tanto perché insieme con un mio amico Francese ci
mettessimo in spalla zaino e sacco a pelo, ci munissimo di una lista
d’indirizzi di volontari ed ex volontari sparsi per la Finlandia e ci
avviassimo in cerca d’avventure. Piccolo inconveniente, non avevamo
abbastanza soldi per saltare su un treno. Congelati per strada, camminando
Km sotto tempeste di neve, supplicando auto di fermarsi e implorando
ospitalità a volte a perfetti sconosciuti giungemmo in Lapponia fino a
perderci in una buia foresta tra le sfavillanti scie schizzate sulla volta
celeste dall’aurora boreale. Un viaggio che mi ha dato coraggio
nell’affrontare le avversità della vita, questo e molto…. molto altro
ha significato per me SVE. Ma
non sono capace di Iolanda Pensa "Dovresti aiutare Tracy a
cucinare" - mi comunicò la responsabile del progetto il primo giorno
di lavoro - "Sai cucinare?". "Sì" - risposi
trionfalmente io, felice di poter mostrare le mie abilità di brava
massaia tutta italiana. "Bene, dovresti aiutare Tracy a cucinare una
jacket patato!" - concluse la responsabile. Una
jacket patato?! Ma come? Ma che cos'è una jacket potato? Ma io non sono
capace!
Lo
sconforto fu subito placato da Tracy, la ragazza con problemi di
apprendimento da aiutare, che con buon senso e un po' di compassione mi
seguì nell'elaborazione del menù: prendi una patata, tempestala di buchi
con la forchetta, infilala nel microonde e cuocila per 8 minuti. Non ci
volle molto per accorgermi che c'era stato un malinteso, "ti presento le
quattro ragazze con problemi di apprendimento che ti aiuteranno" -
avrebbero dovuto dirmi. Nel corso dei sei mesi mi resi conto che il
volontariato era un vincolo di mutuo soccorso: io dovevo imparare a fare
quello che non sapevo fare e loro a fidarsi di quello che potevo fare. Insomma, dovevamo conoscerci e imparare e fidarci, ben consapevoli che ognuna di noi aveva il suo ricco patrimonio di limiti e virtù. Per sei mesi ho imparato a spaventarmi un po' meno, preparandomi per tornare a casa a fare tutte quelle cose che volevo fare, che non ero capace di fare, ma che sapevo di poter provare, magari chiedendo consiglio.
Laura Mergoni SVE in Messico 2001/2002
un'esperienza
di volontariato, in un altro paese è senz'altro un'esperienza che vi
consiglio, se v'interessa vivere un'altra vita, conoscere un'altra
cultura,un'altro paese, perché lavorando nel settore sociale si vedono le
cose da un altro punto di vista, non è una vacanza da turista (scusate la
rima). puoi imparare tanto, e dare del tuo, anche se sarà più quello che
riceverai. è un'esperienza che apre la mente, sarà una frase fatta, ma
è quello che penso. può essere difficile, ma i problemi si affrontano e
risolvono, a volte. ci penso spesso, a quanto son felice, di aver scelto
di partire, di essere qua, di fare quello che sto facendo, anche se è
solo temporaneo, è permanente. non sono brava con le parole, soprattutto
dopo 5 mesi che parlo, penso e sogno in spagnolo. spero di aver reso un
po' l'idea in queste poche righe, che non possono riassumere quello che
sento e penso.
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